Il 5G è uno dei temi più controversi e allo stesso tempo non abbastanza discussi dell’ultimo periodo: è difficile trovare delle
informazioni precise ed oggettive sull’argomento, ed è facile cadere nel luccicante pozzo promozionale.
Infatti se da una parte le pubblicità delle grandi compagnie telefoniche ci presentano il 5G come il passo decisivo verso un

futuro più comodo e connesso, dall’altra è doveroso ammettere che ben poco sappiamo – e forse ben poco ci siamo chiesti-
sugli effetti che questa nuova tecnologia avrà sui nostri corpi, sull’ambiente e sulle nostre vite.

Ma prima di poter parlare di effetti è necessario chiarire a cosa ci stiamo riferendo;
cos’è quindi il 5G?
5G è l’acronimo di 5th Generation e indica le tecnologie di telefonia mobile di quinta generazione. Queste tecnologie, essendo
più avanzate di quelle attualmente in uso di quarta generazione (4G), permettono nuove prestazioni a velocità molto più
elevate.
L’introduzione del 5G consente l’utilizzo e lo sviluppo di tecnologie fin’ora immaginabili come parte della nostra quotidianità solo
grazie ai film di fantascienza.
Permette infatti l’uso quotidiano di evoluzioni come l’intelligenza artificiale, la blockchain (transazioni economiche online),
l’internet delle cose (oggetti, come elettrodomestici, collegati alla rete 24/7), la guida automatica, la realtà aumentata e
l’automazione.
Se interrogarci sulla necessità di una lavastoviglie avviabile dall’ufficio attraverso un’app o di un film che si scarica in pochi
secondi al posto di qualche minuto è da considerare una responsabilità personale, è invece un dovere collettivo indagare e
pretendere informazioni certe sugli eventuali pericoli legati a questa nuova tecnologia.
Infatti il 5G comporta l’esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza emessi in bande di frequenza più elevata rispetto
a quelle di uso corrente.
Queste bande sono caratterizzate in particolare da una lunghezza d’onda che varia dal millimetro ai 10 millimetri: ci si riferisce
quindi a “onde millimetriche”.
Le onde millimetriche, nella loro diffusione, non riescono a penetrare attraverso gli edifici o a superare ostacoli, ed inoltre
vengono facilmente assorbite dalla pioggia e dalle foglie.
Per assicurarne un’efficace diffusione è quindi necessario ridurre le dimensioni dell’area coperta dal segnale emesso da un
singolo ripetitore, avvicinando le antenne pre-esistenti ed installandone di nuove.
L’aumento del numero di antenne e la sovraesposizione alle radiazioni elettromagnetiche sono alcune delle ragioni che
preludono a complicazioni dal punto di vista sanitario.
Nel settembre 2017, oltre 180 medici e scienziati di 35 nazionalità diverse, presentano alla Commissione europea una richiesta
di moratoria (sospensione) dell’introduzione del 5G, la quale fa riferimento a un «accresciuto rischio di tumori, demenza di
Alzheimer e riduzione della fertilità», generato dall’esposizione del corpo umano alle radiazioni elettromagnetiche in questione.
Due anni più tardi, si accende al Parlamento europeo un dibattito sull’impatto sanitario e ambientale del 5G, al quale il gruppo
dei Verdi contribuisce organizzando un workshop condotto da Martin Pall, Professore di Biochimica e di Scienza Medica
all’università di Washington.
Pall illustra i maggiori danni sanitari provocati dal 5G:
le radiazioni altererebbero l’equilibrio e l’attività cellulare, danneggiando l’organismo con conseguenze anche gravi;
aumenterebbero il rischio di infertilità; genererebbero disturbi come ansia, depressione e disfunzione della memoria.
I portavoce delle aziende che si sono aggiudicate il bando sulla transizione verso il 5G (Telecom Italia Mobile, Vodafone e Iliad)
e che trarranno dall’investimento un profitto notevole, rassicurano che la nuova tecnologia rispetterà i rigidi limiti europei imposti
per salvaguardare la salute dei cittadini esposti all’elettrosmog.
In Svizzera però, dove i limiti in questione sono ancora più rigidi di quelli europei, numerosi cittadini hanno riscontrato e
segnalato sintomi negativi – come nausea, mal di testa, insonnia, dolori al petto – in seguito all’installazione di antenne per il 5G
in prossimità delle loro abitazioni.
Le segnalazioni sono sfociate in vere e proprie proteste, tanto da costringere Swisscom, la “Vodafone svizzera”, a limitare il
proprio operato e da portare alcuni cantoni del Paese alla sospensione dell’uso delle antenne 5G nell’attesa di ulteriori
informazioni circa la sicurezza di queste da parte dell’UFAM (Ufficio Federale dell’Ambiente).
Ad ogni modo, anche se i limiti italiani potessero limitare danni a breve termine come quelli sopracitati, non è ancora stato
condotto nessun serio e definitivo studio scientifico che smentisca con certezza i numerosi allarmi lanciati da medici e scienziati
negli ultimi anni sulle conseguenze a lungo termine che le radiazioni potrebbero provocare.
Quello sanitario non è purtroppo l’unico ambito interessato dall’introduzione del 5G: anche dal punto di vista ambientale non ci
sono buone notizie.
Un’efficace diffusione del segnale sarebbe infatti compromessa dagli ostacoli che superano i 3 metri di altezza e tra questi ci
sono gli alberi.
Dal 2018, anno in cui è stata approvata la transazione dal 4G al 5G, assistiamo a sempre più frequenti e sistematici
abbattimenti di alberi e arbusti nelle città di tutta Italia.

Nonostante alcune testate giornalistiche si siano subito attivate per smentire le teorie che associano questi disboscamenti
all’introduzione del 5G additandole come “bufale antiscientifiche”, i documenti ufficiali che le confermano ci sono:
si tratta di due documenti del governo inglese pubblicati dall’Ordnance survey (l’ufficio che si occupa della mappatura del
territorio) i quali affermano che “alberi ed arbusti con un notevole fogliame provocano un disturbo nella propagazione del
segnale” e mettono a disposizione un’accurata analisi ed esempi pratici di tutti gli ostacoli che hanno un impatto significativo
sulla diffusione del segnale.
La motivazione con cui i comuni italiani stanno giustificando gli incessanti tagli è sempre la stessa: gli alberi sarebbero malati,
pericolosi o addirittura “potenzialmente pericolosi” e sostituibili da alberi più bassi ( che per mera coincidenza non supereranno i
3m d’altezza).
In alcuni casi particolari gli abbattimenti potrebbero essere giustificabili; risulta però difficile credere che viali interi di 100-200
alberi secolari diventino improvvisamente pericolosi o malati contemporaneamente.
Ad oggi i comuni italiani coinvolti nella sperimentazione della tecnologia sono 120, tra cui grandi città come Torino, Milano,
Roma e Bari, e tra pochi mesi gli operatori avvieranno commercialmente le reti 5G ed i nuovi dispositivi compatibili.
Sono circa 400 i comuni che invece si sono schierati contro il 5G avanzando una “sospensione precauzionale”: hanno emanato
o stanno per emanare un’ordinanza che vieta l’installazione di antenne e la sperimentazione delle nuove reti, in attesa di
conferme, smentite e approfondimenti circa la relazione tra esposizione alle radiofrequenze e danni per la salute; alcuni di
questi hanno previsto stanziamenti annuali per finanziare studi indipendenti da multinazionali e gestori.
Ma se i sindaci hanno avuto la possibilità di esporsi circa l’accettare o meno la nuova tecnologia nel proprio comune, sembra
che i singoli cittadini non potranno decidere sulle proprie abitazioni.
Nella bozza del Decreto Cura Italia è stato aggiunto un nuovo emendamento, con il quale si autorizzano le Compagnie di
Telecomunicazione allo “…svolgimento di ogni utile iniziativa per potenziare le infrastrutture di comunicazioni elettroniche” e
inoltre “ …i proprietari e gli amministratori sono tenuti a consentire l’immediato accesso e utilizzo degli spazi necessari per
svolgere l’attività di fornitura di reti o servizi di comunicazione elettronica”. In sostanza, nessun amministratore o proprietario
potrà opporsi all’installazione di infrastrutture sul tetto della propria abitazione e, nel caso lo facesse, “l’accesso è consentito
con l’immediato ausilio della forza pubblica“.
L’emendamento serve ufficialmente per potenziare la lotta al Coronavirus, ma di fatto concede un potere illimitato alle
multinazionali delle telecomunicazioni.
Per concludere, oltre ad analizzare gli effetti tangibili di questa tecnologia, credo opportuno chiedersi che impatto avrà sulle
nostre vite l’introduzione di una rete che collega ogni singolo utente, dispositivo ed oggetto e che ci porterà a vivere una nuova
quotidianità dominata dalla connessione costante.
L’obbiettivo è evidente: velocizzare operazioni che nella nostra routine occupano un determinato tempo, in modo da
sovrapporle ad altre azioni ed aumentare così la produttività ed il consumo di un’unica giornata e di un unico individuo.
Verranno condivisi in rete milioni di nuovi dati funzionali allo sviluppo delle grandi aziende private che indubbiamente ne
trarranno profitto, vendendoli ad altre società o utilizzandoli per il proprio operato.
L’evoluzione di questa tecnologia ci illude ad una vita più comoda e agiata, ci offre la possibilità di sentirci ancora più connessi
e uniti e ci convince che il futuro che siamo abituati a sognare sia dietro l’angolo, che “il futuro sia adesso”.
Ma è da decenni che promesse come questa ci conducono in vite sempre più frenetiche, incanalate nell’egemone via
capitalista della produzione e del consumo che si strutturano sullo sfruttamento dell’ambiente e delle persone.


Documenti citati
Richiesta di moratoria, 2017:
https://www.stralskyddsstiftelsen.se/wp-content/uploads/2017/09/170913_scientist_5g_appeal_final_it.pdf

Documenti del governo inglese:

https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/684420/OS_Final_report__5g-planning-geospatial-considerations.pdf
https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/684421/OS_Final_report__5g-report-environment.pdf

Comuni italiani #stop5G :
https://www.alleanzaitalianastop5g.it/443193497

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